Ciao a tutti!
Come sempre, inizio il mio blog chiedendo scusa per il tempo che ho fatto passare dall’ultima volta che ho scritto…
Oggi vorrei affrontare un argomento nuovo, diverso, lontano anni luce da quella che dovrebbe essere una discussione classica e scontata: oggi voglio parlare dell’arte dell’ascoltare.
Cosa voglio dire?
Ebbene: avete mai pensato a quanto tempo, durante la giornata, parliamo di noi, tentiamo di attirare l’attenzione sui nostri problemi, sul nostro menage quotidiano, sui nostri stati d’animo e quanto invece ne spendiamo ad ascoltare gli altri?
Io ne sono un esempio perfetto ( .. purtroppo!).
Sono una parlatrice, logorroica e prolissa che ama incredibilmente parlare ( quasi come amo scrivere). So che è un difetto terribile e sto tentando di correggermi, ma non è affatto facile.
Con il lavoro che faccio e con l’esperienza che sto vivendo grazie alla scrittura, parlare e comunicare è diventato di primaria importanza. Ecco dunque che mi sono distaccata moltissimo dall’arte dell’ascoltare. Ma giovedì scorso, prima della presentazione organizzata dalla Feltrinelli di Ancona, mi sono riavvicinata dolcemente e con tanta gioia a quest’arte troppe volte sottovalutata.
Ecco il mio racconto: semplice, banale e quasi sciocco, ma per me tanto delicato e da conservare.
Eravamo in attesa di iniziare la presentazione, in attesa che la sala si riempisse ( o quanto meno, che il flusso degli interessati aumentasse). Mentre chiacchieravo in maniera gogliardica e spensierata con alcune ragazze che si erano avvicinate ai libri esposti, i miei occhi hanno incontrato quelli di una donna. Il suo sguardo era dolce, ma triste, attento ma spento da una strana ansia e tristezza.
Senza sapere perchè, ci stavamo già sorridendo e lei, gentile e accorta, si è avvicinata e mi ha chiesto: ” Pensa che il suo libro possa essere adatto ad una ragazza di diciassette anni?”.
La sua domanda, così spontanea, mi ha fatto lasciare il gruppetto che si era formato e mi ha spinto a tentare di capire cosa intendesse la donna.
Dopo un attimo, ci siamo ritrovate a parlare di lei, dei suoi figli, del suo desiderio di capire meglio i giovani, della necessità dei genitori di trovare una linea di comunicazione con i propri figli.
La mia attenzione a quel punto era tutto per lei: una donna incredibile che, con un amore inimmaginabile per la sua famiglia ed un desiderio immenso di essere ascoltata, non si vergognava di aprire il suo cuore ad una sconosciuta e spalancare le porte della sua anima.
La presentazione a quel punto è passata in secondo piano: non perchè non volessi parlare del mio romanzo o non volessi accogliere le domande dei lettori, ma perchè mi sono resa conto che questi incontri servono SOPRATTUTTO per incontrare ( nel senso più completo ed intimo) i lettori. Non solo i lettori che apprezzano il tuo lavoro, non solo le persone che sono interessate alla tua opera, ma i lettori che vogliono davvero scambiare sentimenti, sensazioni ed idee, prendendo spunto dall’argomento del libro ed allargare la discussione nei meandri più profondi della vita.
Grazie dunque a tutti quelli che partecipano a questi incontri, grazie allora a tutti quelli che presenziano ad altri meeting, grazie allora a tutti coloro che si prodigano per incontrare ed ascoltare gli altri.
Grazie a Lucia.


